Home » Turismo » Overtourism: quando il troppo turismo uccide le città d’arte

Venezia sommersa da onde di turisti che scattano selfie davanti a Piazza San Marco. Firenze trasformata in un museo a cielo aperto dove i residenti faticano a trovare un negozio di alimentari tra un venditore di souvenir e l’altro. Barcellona che manifesta contro l’invasione dei visitatori con scritte sui muri: “Tourists go home”. Non si tratta di scene apocalittiche, ma della realtà quotidiana di molte città d’arte che stanno pagando il prezzo di un fenomeno sempre più diffuso: l’overtourism.

Un problema globale in crescita

L’overtourism, letteralmente “turismo eccessivo”, descrive quella condizione in cui il numero di visitatori in una destinazione supera la capacità di carico del territorio, compromettendo la qualità della vita dei residenti e l’esperienza stessa dei turisti. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, prima della pandemia alcune delle principali città europee registravano rapporti impressionanti tra visitatori e abitanti: Venezia con 140 turisti per ogni residente, Dubrovnik con 36, Firenze con 13.

Il fenomeno si è intensificato negli ultimi decenni per diverse ragioni. L’avvento dei voli low-cost ha reso accessibili destinazioni un tempo considerate esclusive. Le piattaforme di affitto breve come Airbnb hanno moltiplicato l’offerta ricettiva, permettendo a milioni di persone di soggiornare nei centri storici. I social media hanno creato una cultura del “luogo da visitare assolutamente”, concentrando masse enormi di turisti negli stessi posti iconici, negli stessi momenti.

Le conseguenze per le città

L’impatto dell’overtourism sulle città d’arte è devastante e multiforme. Il primo effetto è l’espulsione dei residenti dai centri storici. A Venezia, la popolazione del centro è scesa da 175.000 abitanti negli anni ’50 a meno di 50.000 oggi. Gli affitti sono alle stelle, spinti dalla domanda turistica, e i servizi essenziali scompaiono a favore di negozi di souvenir, ristoranti turistici e hotel. Le città si svuotano della loro anima, trasformandosi in parchi a tema privi di autenticità.

L’infrastruttura urbana viene messa sotto pressione costante. I mezzi pubblici collassano sotto il peso di milioni di visitatori, le strade si congestionano, i rifiuti si accumulano. A Firenze, durante l’alta stagione, è praticamente impossibile muoversi in alcune vie del centro. A Roma, la Fontana di Trevi viene letteralmente assediata da folle che rendono impossibile godere della bellezza del monumento.

Anche il patrimonio artistico e culturale subisce danni irreparabili. L’usura causata dal passaggio continuo di visitatori accelera il deterioramento di pavimenti, affreschi e strutture storiche. A Pompei, alcuni siti sono stati chiusi al pubblico per evitare ulteriori danni. Il Duomo di Milano ha dovuto introdurre limiti di accesso per proteggere la cattedrale.

La qualità dell’esperienza turistica

Paradossalmente, l’overtourism danneggia anche chi viaggia. L’esperienza del visitatore si impoverisce quando si è costretti a fare la fila per ore, quando non si riesce a scattare una foto senza decine di persone nell’inquadratura, quando ci si ritrova in ristoranti standardizzati per turisti invece che in trattorie autentiche. Il viaggio diventa una corsa frenetica tra attrazioni sovraffollate, perdendo ogni possibilità di connessione genuina con il luogo e la sua cultura.

Le soluzioni possibili

Fortunatamente, alcune città stanno sperimentando contromisure. Venezia ha introdotto una tassa d’ingresso per i visitatori giornalieri e sta valutando un sistema di prenotazione obbligatoria. Amsterdam ha vietato i tour guidati nel quartiere a luci rosse e limita le licenze per i negozi di souvenir. Barcellona ha congelato le nuove licenze per hotel e ha multato piattaforme come Airbnb per affitti illegali.

Altre strategie includono la destagionalizzazione dei flussi turistici, promuovendo viaggi fuori dai periodi di punta, e la deconcentrazione geografica, valorizzando attrazioni meno note per distribuire i visitatori. La promozione del turismo slow, che privilegia soggiorni più lunghi e immersivi invece di visite mordi e fuggi, può contribuire a ridurre la pressione sui luoghi più iconici.

Verso un turismo più responsabile

La lotta all’overtourism richiede un cambio di mentalità da parte di tutti gli attori coinvolti. Le amministrazioni devono avere il coraggio di mettere limiti, anche a costo di ridurre i profitti nel breve termine. Gli operatori turistici devono promuovere pratiche sostenibili. E i viaggiatori stessi devono prendere coscienza del proprio impatto, scegliendo destinazioni alternative, periodi meno affollati e comportamenti rispettosi.

Le città d’arte sono patrimonio dell’umanità, ma per preservarle dobbiamo imparare a visitarle con maggiore consapevolezza. Perché il vero lusso del viaggio, oggi, non è vedere tutto e subito, ma avere il tempo e lo spazio per apprezzare davvero ciò che vediamo, senza uccidere nel processo le città che amiamo.